lunedì 11 ottobre 2010

PEDAGOGIA: Lezione 2 – La scuola come fattore di condizionamento.

2. LA SCUOLA COME FATTORE DI CONDIZIONAMENTO.


Ormai non dovrebbe essere oggetto di contestazione l'affermazione che è la stessa scuola a produrre condizionamenti negativi che aggravano la già deficitaria situazione culturale e di sviluppo dei ragazzi svantaggiati e che si accumulano agli altri fattori che producono i loro effetti nel contesto culturale e sociale del ceto di appartenenza.

Si accusa la scuola sia per i contenuti e metodi che non rinnova, sia per le sue strutture che, anziché liberare le risorse umane degli individui, privilegia un'opera di discriminazione e concorre a mantenere le disuguaglianze di base del nostro sistema sociale.

"Le scuole operano in primo luogo come agenti di selezione e di certificazione, il cui compito consiste nel misurare ed etichettare le persone. Esse devono legittimare l'ineguaglianza, non crearle" (G. Jencks).

Il nostro sistema scolastico si basa sul criterio di dare ad ognuno identiche opportunità, cioè, una uguaglianza formale. Ma, tele criterio, potrebbe essere valido solo se tutti i soggetti provenissero da un medesimo ambiente e pervenissero alla scuola portando dati ereditari e capacità acquisite diffuse omogeneamente in ciascuno.

Questo, però, è impossibile perché a scuola giungano soggetti con caratteristiche differenziate e la scuola è incapace di interpetrarle o anche solo di recepirle.

Osserva il Bourdieu: "perché siano favoriti i più favoriti e sfavoriti i più sfavoriti, è necessario e sufficiente che la scuola ignori, nel contenuto dell'educazione trasmessa, nei metodi e nelle tecniche di trasmissione e nei criteri di giudizio, le disuguaglianze culturali tra i ragazzi delle diverse classi sociali. In altri termini, trattando tutti gli allievi per disuguali in diritti e in doveri, il sistema scolastico tende a ratificare le disuguaglianze iniziali nei confronti della cultura". (P.Bordieu).

La scuola, opera indipendentemente dalla provenienza dell'individuo e porge una cultura che si modella ai valori delle classi alte e medie per cui costringe gli scolari delle altre classi sociali ad adattarsi a quei valori, pena l'insuccesso scolastico.

A causa di tale meccanismo, la scuola non riduce gli spazi delle ineguaglianze, bensì li ribadisce e li legittima con le formule degli esami, del diploma, ecc..

Il successo scolastico di un soggetto di classe sociale inferiore è un successo che sarà pagato con la perdita della cultura originaria di costui che viene "assimilato" nella classe media, perdendo, perciò, i connotati culturali della classe di provenienza.

Da quanto detto sembrerebbe di dover affermare che: la scuola è un meccanismo di selezione e che la selezione scolastica è selezione di classe.

"I dati di numerose ricerche attestano che ripetenze, abbandoni, espulsioni scolastiche, si ritrovano prevalentemente operanti nei riguardi dei ragazzi delle classi di status socio-economico basso. Quindi la selezione scolastica discrimina in senso socio-culturale ed è più pesante a livello di scuola obbligatoria che non hai gradi scolastici superiori" . (G. Petracchi)

Nella scuola dell'obbligo, mentre si valorizzano i comportamenti, le capacità e le aspirazioni degli studenti provenienti dai ceti sociali a quelli degli insegnanti, si tendono a frustrare sistematicamente le potenzialità dei giovani di altra origine. . (P. Padoa Schioppa)

A volte, la discriminazione viene a realizzarsi senza una chiara consapevolezza da parte dell'insegnante, il quale costruisce in sé uno stereotipo di alunno ideale in base al quale svolge il proprio insegnamento e procede nelle valutazione; gli allievi, invece, sono vari e solo in minima parte coincidono con l'ideale che l'insegnante possiede.

Analizzeremo ora le forme ed i fattori della selezione e della discriminazione scolastica.

La "bocciatura" ne è sicuramente la forma più evidente.

"Bocciare un alunno perché insufficiente in qualche materia, non è degno della scuola, perché essa deve tener presente la personalità integrale dell'alunno, aiutare l'alunno stesso e la famiglia a divenire consapevole, in modo che il ragazzo possa trovare il migliore impiego delle sue possibilità, con vantaggio individuale e sociale" .(A. P. Caruso).

Se si ritiene che la scuola debba promuovere la crescita educativa del soggetto, è fuori luogo premiare o punire chi, più o meno celermente, si è impadronito di determinati contenuti strumentali; occorre, invece, intervenire perché tutti possano superare ostacoli e difficoltà che minacciano l'integrale formazione personale.

La selezione formale, inoltre, ha un duplice effetto sugli alunni: "dapprima li stigmatizza come inadatti e incapaci di seguire gli studi; poi li costringe ad entrare a far parte di una nuova classe dove i compagni, per le notevoli resistenze ad accettare nei gruppi, già strutturati, persone provenienti dall'esterno, tenderanno a rifiutarli". (M. Livolsi).

La condizione di emarginato ha riflessi determinanti sul soggetto che finirà col sentirsi "meno degli altri" e si adeguerà alla situazione come se fosse "prodotto di natura", pertanto, riporterà nella società un analogo ruolo.

Non si deve pensare, però, che si combatte nella scuola la disuguaglianza eliminando ogni forma di selezione; occorre prendere atto che una responsabile selezione scolastica, "di merito non di società", anziché contribuire ad un accentuare le disuguaglianze sociali nella scuola, può favorire l'uguaglianza nel mondo del lavoro.

Altra forma di selezione non coerente con gli obiettivi educativi è la "pratica della differenziazione della popolazione scolastica": in gruppi o classi omogenee per profitto, livello sociale ecc..

E' il metodo inglese dello "streaming" (classi omogenee di profitto per una determinata materia di studio) che, nella scuola assumerebbe il carattere di "ghettizzazione" sfavorendo, a causa dei condizionamenti culturali di cui sono portatori, gli alunni provenienti da ambienti socio-econimici bassi. Questo metodo sarebbe negativo, ancora, perché nel gruppo risulterebbe carente la stimolazione che nasce proprio dalla presenza di soggetti di differenti livelli di abilità.

Prenderemo ora in esame il ruolo dell'insegnante e mettere in evidenza la mancanza di neutralità che questo assume nei confronti di scolari diversi per estrazione sociale.

"Gli insegnanti tendono a premiare comportamenti tipici della classe medio-borghese da cui loro stessi provengono, generando così condizionamenti che giocano un ruolo non secondario all'insuccesso scolastico degli alunni di estrazione sociale bassa" . (M. Barbagli - M. Dei).

Si parla così di "selezione occulta" e, l'aspetto più appariscente "va individuato nel fatto che l'insegnante tende a ritenere come naturali e irrimediabili differenze di capacità e di rendimento, che sono attribuibili, invece, alla classe sociale di appartenenza ed alla medesima scuola. Si pensi a quegli insegnanti che, in modo pertinace, rimproverano allo "svantaggiato" la mancanza di "buona volontà"; spesso, l'alunno no profitta perché la scuola e l'insegnante propongono attività, linguaggio e traguardi che sono comprensibili dai ragazzi di estrazione sociale bassa. Quell'appello alla buona volontà può anche configurarsi come una fuga dalle responsabilità da parte dell'insegnante, il quale non si pone il problema delle cause che producono quel ridotto rendimento" . (G. Petracchi).

Alcuni alunni falliscono anche per l'aspettativa che gli insegnanti hanno nei loro confronti.

E' il fenomeno conoscitivo come "effetto Pigmalione" per il quale "le persone che sono state spinte ad attendersi buoni risultati dai loro studenti e figli sembrano: 1) creare una atmosfera socio emotiva più calda intorno a loro 'strumenti speciali' (atmosfera); 2) forniscono ai propri alunni un maggiore feed-back in rapporto al loro rendimento; 3) insegnano di più, sia quantitativamente che qualitativamente a tali alunni (input); 4) danno agli alunni maggiori opportunità di rispondere e fare domande (output)" . (R. Rosenthal).

Non è sufficiente, quindi, avere dell'affetto verso i propri alunni e dedicare loro tempo ed energia: "è necessario che ciò sia fatto in modo intelligente e responsabile. Il traguardo da raggiungere è la promozione delle capacità umane in ciascuno dei soggetti: è un obiettivo che va conseguito pienamente per ciascuno di degli alunni che non può essere rifiutato con un giudizio, che , quasi sempre, è viziato di approssimazione e di comprensione dei caratteri della personalità" .(G. Petracchi).

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